Susanna Trossero: Adele…

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Cari compagni/e di letture vi voglio “raccontare” il libro che, alla Fiera del libro di Roma, ha “scelto” me! In questo momento molto particolare della mia vita mi ha accompagnato per qualche giorno la storia di Adele, così si intitola il libro di Susanna Trossero. Premesso che io amo in particolar modo le storie che parlano di donne fuori dal comune, Adele in questo caso mi ha accompagnato in un viaggio introspettivo molto intenso e a tratti lacerante parlando di sè ma anche di me…di tutti noi. Il libro non è altro che un intrecciarsi tra il diario intimo e profondo della vita e dell’amore della protagonista e i pensieri di uno psicologo che leggendo il diario viene a sua volta “stravolto” dalla forza dirompente di Adele.

Con Adele ho analizzato, giudicato, e cercato di comprendere me stessa e attraverso quelle pagine ho visto riflessa come in uno specchio l’anima mia “oscura” alla quale ho dato indulgenza e si, anche ammirazione. Il romanzo si apre e si chiude con questo pensiero :“Di quanti minuscoli frammenti è composta una montagna? Di quanti granelli di sabbia? Infiniti e differenti per forma, colore e dimensioni, tuttavia così uniti tra loro, complici, indivisibili e vicini, ma pronti a volar via, e non senza il dolore del distacco, a ogni soffio di vento…Anche noi due, montagne imponenti, non siamo altro che briciole di memoria, ricordi di pietra che le intemperie possono forse scalfire ma mai cancellare” da qui la domanda “Mutilante è vivere in coppia o in piena e consapevole solitudine?” Adele scrive ” Possiamo definirci due rette parallele che si vivono accanto senza mai incontrarsi veramente? Noi, le donne che fanno domande a scopo relazionale, cercando di capire. Loro, gli uomini che domandano a scopo informativo…”

Ecco…con questo romanzo ho capito che noi donne dovremmo essere più indulgenti con la superficialità maschile e gli uomini invece dovrebbero provare ad essere più comprensivi verso la complessità dell’animo femminile. Non chiedetemi di rispondere alla domanda su cosa sia più mutilante…oggi come oggi non sarei obiettiva!

Barbara

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Il bambino con i petali in tasca

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Se mio padre è scappato via di corsa da me, allora io lo inseguirò. Questo è il pensiero che ha in testa mentre corre. Corre perché sa che suo padre è in vantaggio su di lui. Un vantaggio fatto di chilometri e di anni “.

 

Ho voluto ripescare questo libro , che avevo letto due anni fa, ma che mi è rimasto impresso per la sua narrazione , giusto per farmi nuovamente un’idea , l’ho voluto rileggere e devo dire che mi ha ulteriormente emozionata.

Perché ho voluto iniziare questa recensione con questa frase ? Perché la storia è una continua corsa alla ricerca di quel padre , che aveva abbandonato il piccolo Chamdi , già in fasce, in un orfanotrofio.

Ci troviamo a Bombay nel 1993, periodo in cui si fanno vivi e presenti i continui scontri politici e religiosi tra induisti e musulmani, una città ben lontana da quella che ha sempre sognato il nostro protagonista Chamdi, ovvero “ Kahunsha”, che significa “ città senza tristezza”.

 

La citta’ senza tristezza. Un giorno tutta la tristezza scomparirà, e allora nascerà Kahunsha” .L’orfanotrofio , rappresenta per Chamdi , un luogo protetto , dove trova un pasto caldo ed un letto in cui dormire , inoltre ha un rapporto privileggiato con la direttrice che lo definisce “ brillante” davanti ai suoi compagni. Il termine “ brillante” era riferito alla parte sognatrice di Chamdi , al suo lato sensibile e al continuo fascino che subiva attraverso i colori ,ed in modo particolare ai colori delle bouganville.

Chamdi si rifuggia e si perde attraverso questi colori , che un po’ riescono a distoglierlo da quel dolore di un padre mai conosciuto , di una famiglia mai avuta ; sarà l’orfanotrofio stesso, la sua famiglia ed il suo focolare fino all’età di dieci anni .

 

Dovreste andare a mettervi anche voi vicino alle bouganville, così diventerete brillanti come me”.

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Compiuti dieci anni e venendo a conoscenza di come suo padre lo avesse abbandonato, Chamdi decide che è arrivato il momento di lasciare l’orfanotrofio , quel luogo sicuro , per andare a vivere in mezzo alla strada , in una Bombay maledetta, per rincorrere un suo sogno chiamato “papà”! In questa avventura , non perderà mai di vista quei petali di bouganville e una sciarpa macchiata di sangue , ovvero l’unico ricordo di suo padre.

 

Chamdi vorrebbe chiedergli di Bombay, del perché non si vedono colori, canzoni, facce sorridenti, effusioni. Ma poi si dice che è in città da troppo poco tempo . Prima o poi si imbatterà di certo in qualcosa che assomiglia al luogo della sua fantasia”.

 

La sua fuga dall’ orfanotrofio , lo fa affacciare in una realta’ crudele , fatta di guerra e di contrasti , non si sentono né odori né colori, Chamdi è costretto a crescere più del dovuto , a diventare precocemente un uomo, nonostante la sua tenera età .

 

Quando vivi per strada, ci metti un attimo a vedere tutto quel che c’è da vedere. In pochi giorni ti passano davanti cose che alla maggior parte degli adulti occorre una vita per scoprire. Mio padre lo diceva sempre. Non ti preoccupare”.

 

L’incontro con i due fratelli Sumdi e Guddi , segnerà la svolta di questo cambiamento e stile di vita , presto si verrà a creare tra loro un rapporto di solidarietà , tre bambini che vivono in mezzo alla strada , o meglio ancora, oserei definirla sopravvivenza. Chamdi apprende questo stile di vita,con non poche difficoltà ,poichè il suo volto è quello tipico di un bambino sognatore , con la faccia pulita , sa leggere e scrivere, motivo per cui inizialmente viene preso in giro dai due fratelli: “per chiedere l’elemosina devi avere la faccia sporca , devi essere pietoso , devi essere ignorante , devi essere un bravo attore , a nessuno interessava che sapesse leggere e scrivere”.

Quanto è violenta e quanto è lontana questa città da “ Kahunsha”, costretti non solo a chiedere l’elemosina , ma ad essere anche sfruttati da un capo della delinquenza locale Anand Bhai. Tutti coloro che in quel quartiere vivono in mezzo alla strada , sono al servizio di questo capo , costringendo gli stessi mendicanti a consegnargli gran parte del ricavato dell’elemosina.

Non saranno mai sufficientemente ricchi per poter scappare da Bombay, quindi escogitano un piano , per derubare i soldi del tempio. Sarà proprio Chamdi , grazie alla sua magrezza che passerà attraverso i pali del tempio, ma una volta attraversato il tempio, avviene un attentato , esplode una bomba , muoiono tante persone tra cui Sumdi. Sembra destino che il sogno di Chamdi non si possa realizzare , di poter scappare da Bombay e di ritrovare suo padre. Nonostante queste avversità , Chamdi non perde la speranza e non vuole abbandonare i suoi sogni , e assapora con dolcezza questa forte amicizia con Guddi.

 

per questo io sogno . I sogni sono gratis”

 

Un libro che mi ha commosso , per riflettere sulla vita difficile che molti bambini magari in paesi lontani da noi , sono costretti a subire malvolentieri , crescendo più velocemente del dovuto . Bambini, che continueranno ad avere nel loro cuore un sogno “ Kahunsha”, la città senza tristezza.

 

D. P

 

Il bambino che sogna….. di Max Di Franco

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Il bambino che sogna“, un libro che si legge tutto d’un fiato, che va letto tutto d’un fiato. Un uomo che ha saputo sviscerare molto bene stati d’animo ed emozioni da renderli palpabili agli occhi di chi legge.

Un piccolo sognatore che è riuscito a meravigliarsi come chi “entra in una favola nel momento in cui il rospo si trasforma in principe” ed è riuscito a diventare un uomo che “orgoglioso e felice della sua altezza” è stato in grado di “toccare il cielo con un dito” non senza affrontare le sfide e le difficoltà che la vita riserva. Un libro, questo , dove si legge perfettamente chi si racconta, perchè esso stesso è stato in grado di mettersi a nudo a 360°.

Un libro che invoglia alla realizzazione dei propri sogni mettendo al primo posto impegno, voglia di fare e tanta buona volontà.. è un libro che ho trovato interessante e mi ha appassionata perchè è uno di quelli che ti fa amare i sogni, quelli che ti fanno volare in alto facendoti stare con i piedi per terra…

F. L. I.

Fotogrammi dell’anima & La luna blu

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Quelli che a modo mio tento di recensire sono i libri di un amico comune a tutti noi, che avuto il temperamento per trasformare il suo talento letterario in un vero e proprio mestiere che consente a tutti noi di tenerci sul comodino le sue parole, tra le pagine di un libro….

Un libro, una creatura viva, in cui palpita l’anima di chi lo scrive. Con tutte le sue speranze, le sue contraddizioni, e la voglia di trovare una personale armonia.

I libri in questione sono FOTOGRAMMI DELL’ANIMA e LA LUNA BLU. L’autore, il nostro amico Massimo Bisotti. Confesso che mi sono decisa a comprarli molto tempo la loro uscita. Inizialmente ero titubante, perche’ credevo di aver letto gia’ tutto nelle numerose citazioni da essi tratte, che circolano sul web. L’occasione di acquistarli si e’ presentata quando l’amico Massimo e’ venuto qui nella mia citta’ a presentarli. Comprandoli ho voluto fare un regalo a lui, premiando la sua tenacia e l’impegno che ci mette per promuovere il suo lavoro. Ho voluto fare un regalo ad un amico. E invece lo ho fatto a me stessa. Perche’ i libri di Massimo mi hanno donato compagnia nelle mie serate solitarie. E suscitato riflessioni, tenerezza, qualche volta rabbia. Vanno a stuzzicare le corde dell’animo umano con quello stile a tratti un po’ rude, ma sempre efficace e diretto, proprio solo di Massimo. Proprio di chi ha vissuto sulla propria pelle tutta una serie di dubbi, ed alla fine ha trovato qualche risposta che pero’ non pretende mai di essere universale.

In FOTOGRAMMI, una raccolta di originalissimi e delicati racconti, Massimo, nella prefazione, dice: “NON ESISTE UNA GIUSTA FORMULA PER SALVARSI. NON ESISTE UNA RICETTA DI VITA PERFETTA E SOPRATTUTTO CHE POSSA ANDARE BENE PER TUTTI. NESSUNO NASCE PER INSEGNARE LA VITA A NESSUNO MA SOLO PER COMPRENDERE COME SENTIRSI PIU’ SERENO NEL SUO PERSONALE CAMMINO SOCIALE E INTERIORE”.

E tutto il libro, in cui si narra di favole che hanno per protagonisti personaggi dai piu’ disparati -da istrici a note musicali, da ombrellai a colori, api e fanciulle- trasmette piccole morali che si condensano, sotto svariate sembianze e attraverso diversi finali, in una sola: la potenza salvifica dell’amore. Che sia per un partner, un amico, o per la vita stessa e i suoi molteplici aspetti.

“NON CI E’ DATA UN’ALTRA POSSIBILITA’. E’ UNA LA NOSTRA POSSIBILITA’. UN VIAGGIO A CUI SIAMO ABBONATI PER DODICI MESI L’ANNO. SI CHIAMA VITA. DOBBIAMO INIZIARE A SFOGLIARLO E AVERE LA VOGLIA DI VOLER CAMBIARE UN FINALE SBAGLIATO CHE E’ TUTTO DA RIFARE”.

La determinazione, la volonta’ di scrivere o, dopo una sconfitta, riscrivere la propria vita, ognuno nel modo che gli e’ piu’ congeniale, per trovare la propria dimensione.

Quanto alla LUNA BLU, si tratta di una miniera di preziosissime citazioni. Molte le conosciamo gia’ dal web. Per citarne solo alcune delle piu’ famose: “CHI NON CREDE NELL’IMPOSSIBILE NON AMA ABBASTANZA”, “IL CORAGGIO SI PRENDE DAI SOGNI CHE RESTANO, NONOSTANTE QUELLI CHE MUOIONO”. L’ho sottolineato dalla prima all’ultima pagina! Perle di saggezza continue, riflessioni profonde da me intimamente condivise, inserite nella trama di un romanzo dal contenuto immaginifico, in cui realta’ e fantasia si fondono per dar vita ad una originalissima storia.

L’uomo della propria vita, che la protagonista incontra prima nei sogni, e che poi, come in un percorso a ritroso, le si rivela in particolarissime circostanze nella realta’. La fantasia, la sensibilita’ e la profondita’ espressiva di Massimo rendono questo romanzo un piccolo vademecum per anime inquiete, bisognose di risposte genuine e non artefatte. Risposte che provengono da un vissuto travagliato, ma affrontato con coraggio e con una consapevolezza acquisita dopo mille ostacoli. Sono in sintonia con le risposte che da Massimo alla vita. “CHE FORTUNA RIUSCIRE A INCONTRARE PERSONE CON CUI SEI IN SINTONIA SENZA DOVER SPIEGARE NIENTE. LA FREQUENZA PERFETTA”.

Quella che mi sembra di sentire quando attraverso le parole di Massimo si snodano i miei pensieri, i dubbi e i sentimenti piu’ profondi. E alla fine tutto si rivela in una lucente chiarezza. Quando concludi il libro hai l’impressione di sentirti un po’ meno solo, accarezzato dalle parole di Massimo che ti dice: “SE HAI FINITO QUESTO LIBRO SEI ANCHE TU UN PO’ COME ME, PER QUESTO QUI DENTRO C’E’ UNA DEDICA ANCHE PER TE. CHIUNQUE TU SIA, UN PICCOLO MONDO IN MINIATURA CHE HA SCELTO DI TENERE UN PO’ DEL MIO MONDO SUL COMODINO CON SE’ .” 

Marisa Fragalà 

L’assaggiatrice

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..Se esistono molti modi per essere donna e per esprimere la propria femminilità, tutti questi modi, ne sono convinta, si mescolano e si amalgamano nella donna siciliana…

Perché la donna siciliana, così come la sua terra, è ricca di contraddizioni. Amante misteriosa, madre che offre e che vizia, magari capace di vendicarsi anche in punto di morte…

Una donna siciliana è la protagonista del romanzo di Giuseppina Torregrossa, “L’assaggiatrice” edito da Rubbettino.

Una donna che, abbandonata dal marito che scompare nel nulla, con due figlie e il mutuo da pagare, decide di reinventarsi l’esistenza, aprendo un’attività in proprio: “Odori e sapori”. Questa bottega diventerà presto il centro della vita del paese, un luogo “a parte” nel quale prendere confidenza con il proprio io primordiale e con i propri desideri. Qui, questa Dona Flor di noi altri, accoglie, sfama, sazia.

La protagonista, Anciluzza, scopre tra chiacchiere, confidenze e la propria cucina, cosa significhi essere donna, dona e si dona con piacere e soddisfazione, senza tormenti.

Inizialmente ingenua, una abituata ad abbassare gli occhi davanti agli uomini, scopre tutta la propria femminilità e il piacere dell’abbandono. Tuttavia il vero protagonista resta lui: il cibo e il rito della preparazione. Ogni incontro viene suggellato con una ricetta in cui gli ingredienti si mescolano al piacere della scoperta e della sorpresa. C’è tutta la sensualità di questa donna che mentre prepara, pregusta oltre al piatto, l’incontro e ciò che sarà. Così la caponata sugosa è in sé rivelatrice di passione, il pane cunzato trasforma la solidarietà in amicizia, le zucchine in agrodolce hanno il potere di condurre indietro nel tempo e di risvegliare i ricordi legati ad un’infanzia certamente dolce ma anche aspra, ricordi che si mescolano all’aceto, in gola e nel petto, e impediscono di respirare.

Una donna morbida e accogliente Anciluzza, che ammicca e solo poi svela, sensuale ed allusiva ma abituata a non chiedere mai. Una donna capace di fare l’amore con uno sconosciuto ma a patto che sia lui a presentarsi davanti alla porta, perché il senso di colpa in Sicilia si beve con il latte materno e quindi lasciare fare è certamente un modo per non prendersi delle responsabilità. Una donna con un piede nella modernità e l’altro nella tradizione, che si concede ma che resta sempre con l’orecchio teso per paura di tirarsi dietro le maldicenze di paese, una che a casa tiene sempre un sorriso, un consiglio e una bottiglia di vino buono.

Ci sarà qualcuno, certamente, che osserverà che di donne così non ne esistono più. Può essere. Ma può essere pure che se volgerete lo sguardo con attenzione, e soprattutto siete amanti dei dettagli, ne sta passando una proprio adesso, sotto i vostri occhi…

Giovanna Marchese

La Collina del Vento

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“Non avevo nostalgia di niente perché, senza saperlo, custodivo tutto dentro di me”. 

 

Mi piace iniziare con questa citazione trovata e amata sin da subito. O che, probabilmente, lei ha trovato me. Amata perché penso che questa citazione mi appartenga, è la carta d’identità della mia anima.

 

Succede spesso che una lettura ci prenda più di un’altra. Lo capisci perché senti come una vibrazione nel cuore. Dentro al cuore. All’inizio per dei motivi a noi stessi, forse, sconosciuti ma lentamente si scioglie all’interno della nostra anima quel qualcosa che ci rende partecipe alla storia che ci sta appassionando e ne diventiamo quasi anche noi personaggi.

 

Con “La Collina del vento” a me è successo tutto ciò. Era da tanto che non mi capitava di entrare così dentro un libro, avvicinarmi così tanto alla storia quasi a diventarne anch’io custode dell’amata collina della famiglia protagonista del romanzo.

 

L’autore Carmine Abate, fiero figlio di Calabria, ci fa vivere tutto l’amore che genera la vita della Terra e per la Terra.

 

“La Collina del Vento”: bellissimo romanzo. E sono radici al profumo di Calabria, la mia Terra.

 

La storia di una Famiglia che non si arrende davanti a nulla, neanche di fronte ai segni del destino. Personaggi forti, quanto sanno essere i luoghi delle Terre di Calabria, la nostra Madre. Mi emozionano sempre le parole dei sentimenti di tutta quella gente che negli anni ha dovuto lasciare (purtroppo…) questa nostra Terra, la Calabria, che sempre manca nei cuori di chi deve ”viverla” e “sentirla” lontano.  Mi piace per questo riportare il pensiero rilasciato dallo scrittore Carmine Abate i giorni del riconoscimento del prestigioso premio letterario Campiello per l’anno 2012: “Il mio libro riaccenda i riflettori sulla Calabria e la sua ricchezza. E’ un atto d’amore per la mia Terra, regione bellissima e ferita. Il riscatto deve partire dalla cultura che è l’antidoto all’illegalità diffusa.”

 

 

 

E più leggo e più mi commuovo.

 

I luoghi si fanno vivi anche con i profumi, ha detto mio padre. E con il vento, naturalmente, che è la voce della loro verità.”

 

Ovunque andiamo ci portiamo dentro l’aria delle nostre origini, è questa la verità. Non possiamo mai definitivamente fuggire da ciò che ci appartiene e i luoghi dove è nata e cresciuta la nostra anima.   

 

 “La verità è che i luoghi esigono fedeltà assoluta come degli amanti gelosi: se li abbandoni, prima o poi si fanno vivi per ricattarti con la storia segreta che ti lega a loro; se li tradisci, la liberano nel vento, sicuri che ti raggiungerà ovunque, anche in capo al mondo.”

 

 E’ il primo libro che leggo di Carmine Abate e devo dire che ne sono rimasto colpito parecchio, una garbata narrazione di eventi che scorrono. Una storia di famiglie nel tempo ma sempre legate dall’amore per le origini. Orgoglioso di questo nostro Professore-scrittore calabrese, Uomo che ha più volte dimostrato il suo attaccamento a questa Terra che ha tanto bisogno di voci del popolo (e certamente le letture dedicate alla nostra terra ne sono fedele dimostrazione…). Da questo romanzo se ne esce con un’anima più forte e impetuosa come sanno essere appunto le terre di Calabria e gli fa da scudo il fiero orgoglio di questa generazione di famiglia, gli Arcuri, e l’amore viscerale legato ai ricordi per la collina: qualcosa in più di una proprietà di famiglia.

 

Per sempre è un’espressione effimera che racchiude la nostra voglia caparbia di perdurare nel tempo. Non esiste nulla per sempre, a parte la cose tangibili, ritenute erroneamente inanimate, come le pietre di fiumara, le montagne della Sila, il mare nostro, il vento. Per sempre è la collina del Rossarco”.

 

Per sempre è l’eternità di ogni pensiero che dedichiamo ai nostri luoghi, al nostro pezzo di collina ogni volta che dobbiamo lasciarli. Per sempre sono le nostre radici.

 

Da leggere assolutamente!

 

“L’unica che ha visto tutto è la collina, ma purtroppo non ha bocca per parlare, a parte la voce del vento che però è incomprensibile ai vivi. “

M.P.

 

 

 

 

 

Il suo nome è Bellezza

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Sebbene non abbia mai fatto una recensione, c’è sempre una prima volta nella vita. Non credo di esserne all’altezza, ma sono contenta di poter condividere con voi i libri letti, i quali ci accompagnano in questo Viaggio esistenziale.

Voglio presentarvi’Iperione’, di Friedrich Hölderlin.           

Image Iperione, il protagonista, scrive delle lettere al suo amico Bellarmino. Lettere che fanno di questo un bellissimo romanzo epistolare. All’amico racconta il ritorno nella sua terra natia tanto amata e desiderata, la Grecia, ma ciò che ritrova è una patria totalmente diversa da come l’aveva lasciata, e si riconosce come sdradicato dal suo luogo d’origine, e dell’incontro con Diotima, la sua ‘creatura celeste’: ‘ho veduto una sola volta l’unica, colei che la mia anima cercava‘. ‘Ancor prima che l’uno sapesse dell’altra, noi ci appartenevamo‘. Parole dense di significato, che fanno sognare forte, ma che ti fa capire che l’incontro tra due anime affini, è un appartenersi già da tempo. Ma è un Tempo che si annulla, specialmente quando abbiamo davanti due occhi in cui perderci.

Ogni personaggio che incontra nel cammino, lascia un segno, nel bene e nel male, nella vita di Iperione. Ma voglio focalizzare l’attenzione sull’unica creatura sacra e leale, destinato ad incontrare, che consentirà al protagonista, alla fine del suo percorso, di poter immedesimarsi con il Tutto, attraverso l’esperienza della Bellezza: Diotima. Così come Beatrice per Dante, Diotima accompagna Iperione nella sua ‘missione’ terrena. Lei, donna pura, è portatrice di un messaggio divino in cui tutto è armonia.                             ‘Ciò che è più bello è anche più sacro. E tutto era così in lei. Come il suo canto, così anche la sua vita‘. Ovviamente s’innamorano l’un dell’altra, ma Iperione deve compiere il suo destino, ha la sua strada da seguire e dovranno separarsi. Separazione inevitabile, non perchè è scritto sulla carta, ma nella vita dello scrittore. Diotima morirà, ma non la Bellezza.

     Perchè la Bellezza è eterna.                                                                                                                                                                      E l’amore per lei, pure.

Diotima, nella vita di Holderlin, è una donna realmente esistita, con nome e cognome: Susette Gontard. Leggendo le note ho scoperto che Diotima è colei che rivela a Socrate il mito di Eros, ed è un essere intermediario fra il mortale e il divino. Lascio da parte il pensiero filosofico, ma sono sempre stata attratta dal tema della Bellezza. Sappiamo tutti ‘che salverà il mondo’, per citare Dostoevskij, ma cos’è in realtà? Una persona? Un’anima bella? L’Amore? La Natura? Come facciamo a vedere la Bellezza, in un mondo, spesso falso ed egoista? Dove cercarla tra il dolore, la sofferenza, la morte?

Tento di darmi delle risposte ogni singolo giorno che vivo. E la cerco ogni mattina, perchè spesso si nasconde.                               Magari poi la trovo nel sorriso di un bambino, nello sguardo di una mamma davanti la scuola.                                                                 La trovo nel cielo, quando con il naso all’insù, esprimo i miei desideri.                                                                                                  La trovo nelle piccole cose, e nei dettagli.

Ma Bellezza è anche amare ed essere amati.                                                                                                                                          E’ essere vivi e gioirne, per poter far conoscere a tutti il Dono che abbiamo ricevuto, nonostante le fatiche di ogni giorno.                   E’il nome proprio di Dio, l’Uno e il Tutto.

Vi auguro, e mi auguro, di trovare sempre Bellezza… anche nell’asfalto.                                                                                             Che l’armonia, sia padrona del vostro cuore…                                                                                                                                         …perchè è proprio dal cuore che ‘partono e ritornano le vene e tutto è un’unica, eterna, ardente vita’

 

“L’amore generò il mondo, l’amicizia lo rigenererà” (Holderlin, Iperione)

 L. P.

Amori che non sanno stare al mondo….

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Questo è il titolo dell’ultimo romanzo di Francesca Comencini, che “infila le mani nelle pieghe infinite dei suoi personaggi i quali,sospesi o in movimento,cercano l’amore,lo inseguono e a volte,per paura lo respingono”.

E’ stato il titolo ad incuriosirmi forse perché volevo sapere se l’autrice fosse in grado di darmi un “aiuto a comprendereil perché delle volte l’amore non basta all’amore,e non riesce a stare al mondo.

Forse se questo libro mi fosse capitato tra le mani durante il periodo della mia adolescenza mi ci sarei fatta sopra una grossa risata. Mi sarei detta tra me e me “amori che non sanno stare al mondo?!” “Ah,ah,ah! Impossibile”…

Contagiata come ero dalle storie sull’’Amore per sempre’,sull’’Amore sopra ogni cosa’ lette e viste nei film,non avrei mai potuto comprendere l’eventuale possibilità dell’esatto opposto.

“Sei libera. Questo mi è stato detto da quando sono nata. Dentro le mura domestiche,da mia madre. A scuola,dalle mie insegnanti. Ma quando sono uscita nel mondo,da sola,di questa libertà non ho saputo che farmene .E’ significato solo essere una foglia al vento. Siamo tutte foglie al vento. Ci facciamo prendere e buttare,e prendiamo e buttiamo. Perchè la libertà senza legami non è libertà. E’ una prigione. Questo io l’ho capito”.

Questo libro è il ritratto di due generazioni: Claudia e Flavio si sono amati molto a lungo in modo quasi morboso,poi d’un tratto tutto è finito e ciò dà la possibilità ad entrambi di farsi nuove vite e di incontrare nuovi amori di età diverse.

Un amore non è in grado di stare al mondo quando non permette di potersi “arrampicare” l’uno all’altra:

Non è vero che il bene si trasforma in amore. Il bene resta e l’amore si aggiunge. Ma a quel bene che era vegetazione fitta,orizzontale,sottobosco,si è unito improvviso lo slancio verticale. Sul bene mi tengo in piedi,sull’amore mi arrampico. Perchè con lei bisogna arrampicarsi. Tutto in salita!”

La paura blocca lo “slancio” perché in ogni amore c’è il riflesso di un primo dolore,di un’antica paura. Non esistono amori giusti.

Molti di noi avranno sentito sulla propria schiena il “masso” della sofferenza legato da un amore che non sa stare al mondo…. logora,stanca,disorienta,annulla.

La mancanza. La separazione.

Tutto è dolore. Lutto.

Ci vuole coraggio per andare avanti,per dire a sé stessi che

Un tempo al passato per noi non lo voglio!”

Ci vuole coraggio,ci vuole Felicità. ..

Eh si,diceva Emily Dickinson che “La Felicità è insopportabile

Ha ragione.

Poi ancora “ ai giganti devi lasciare i massi,e li porteranno senza problemi,ma se darai loro balsami,crolleranno

Un amore che sa stare al mondo sente il desiderio di “prendere i massi dell’altro,così differenti,ma che per qualche magia molte volte combaciano. Di prenderli,incastrarli,costruirci una torre

Un amore che non sa stare al mondo non ha coraggio.

I dubbi,le esitazioni,gli sbalzi d’umore,ci sto,non ci sto,vorrei,non vorrei portano l’amore a singhiozzi…

Noi abbiamo bisogno dell’amore che spaventa,domina,ti sta stretto oppure larghissimo,ma c’è.Qualunque cosa tu faccia.Sotto gli oggetti,dietro le ore,aldilà delle illusioni.C’è.!!

Ecco L’amore che voglio!!….e lo auguro a tutti NOI!!…….

M.G.

I miei dieci minuti…

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Chiara Gamberale scrive un libro autobiografico, un libro ispirato a un gioco che ha fatto proprio nel periodo che precede il Natale dell’anno scorso, in un periodo in cui la vita l’ha costretta a fare i conti con dei cambiamenti inaspettati, e io, io che adoro Chiara Gamberale, io che adoro trovare nei libri le risposte, io che sto vivendo un momento “pazzo” proprio simile a quello di Chiara, ora che il Natale incurante di tutto mi sta piombando addosso, beh io, anche grazie a una persona che me lo ha regalato, l’ho divorato questo libro!!!!! 

Image“Non ho più un amore, non ho più una casa che sento davvero mia, non ho più un lavoro che mi piaceva. Non ho un perno: ecco. Ma la vita che gira attorno a questo perno che non c’è più, forse, non è poi così male. La vita è perno e ruota insieme. Ed è stupefacente scoprire quello che c’è già.” scrive Chiara, ed è proprio così, così è stato anche per me, da quando la mia vita si è svuotata mi sono accorta di quanto in realtà fosse piena, perché il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano.

Forse è più facile concentrarsi su quello che manca e non accorgersi di quanto può essere grande e vasto il mondo che ci circonda, anche solo osservando quello che c’è da sempre, senza andare a cercare troppo lontano.

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Già prima di leggere questo libro anche io avevo intuito che il vuoto che sentivo andava riempito con qualcosa di nuovo, di sconosciuto, e proprio come lei ho fatto cose che prima nemmeno avrei pensato di poter fare, troppo presa da me, dal mio lavoro, dai miei impegni, vivevo a “Egoland” la città dove ogni palazzo ha un colore solo, dove ero figlia, amica, sorella, impiegata, ferita, delusa, quando Egoland è crollata mi sono scoperta raccoglitrice di olive, ho trovato il tempo di aiutare mia nipote a fare i compiti, ho fatto un viaggio a Bologna con mio fratello, e oggi per dieci minuti sono diventata una blogger 🙂 grazie a questo spazio e ai miei amici lettori di tutta Italia, e tante, tante altre novità che qui non posso dirvi.

La conclusione a cui sono giunta è che tutto accade per una ragione, anche se al momento forse non capiamo, che le persone che passano nella nostra vita, esaurito il loro compito se ne vanno, che i cambiamenti che tanto ci spaventano sono faticosi sì, ma necessari, necessari per la nostra fioritura.

Che a volte si ha semplicemente paura della felicità.

Che certe esperienze, certe persone, vanno lasciate andare per far spazio a qualcosa di nuovo, più idoneo alla persona che siamo in questo momento e che magari non eravamo nel momento in cui facevano parte della nostra vita.

Le cose, tutte, prima o poi finiscono, ma quello che ci lasciano è eterno. E’ il nostro bagaglio.

 

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“Il distacco non segna la fine di un’esperienza, anzi può darle il permesso di durare per sempre.Penso alle infinite semplificazioni con cui crediamo di metterci in salvo e dentro cui invece ci perdiamo, c’è una cosa, una soltanto, che non può venirci dietro, che non possiamo ingannare.

Questa cosa è il tempo.

Che è qualcosa di pochissimo se siamo felici.

E’ qualcosa di tantissimo, se siamo disperati.

Comunque sta lì.

Con una lunga, estenuante, miracolosa serie di dieci minuti a disposizione.

Abbiamo l’occasione di farci quello che ci pare, con la maggior parte di quei dieci minuti.

Ma ci sono momenti in cui non riusciamo proprio a coglierla, l’occasione.

Ci sono momenti in cui, anzi, ci pare una disdetta.

Quei momenti sono bugie.”

 

                                                                                                                                                                                   M.M.

María Dueñas : “Un amore più forte di me”

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Dopo l’esordio nel 2010 con “La notte ha cambiato rumore”, romanzo tradotto in più di venticinque lingue e una vendita di tre milioni di copie torna in libreria María Dueñas − docente presso l’Università di Murcia, titolare della cattedra di Filologia e Letteratura inglese−con un romanzo a dir poco toccante: “Un amore più forte di me”edito Mondadori.

La scrittrice entra in simbiosi con i suoi lettori, guidandoli attraverso le parole e la vita di una donna forte, moderna che ha il coraggio di ricominciare nonostante le terribili sconfitte della vita.

La protagonista di “Un amore più forte di me” è Blanca Perea un’ affermata e apprezzata docente università, nonché colonna portante di una famiglia felice.

Una vita apparentemente perfetta, pronta a sfaldarsi con la notizia del tradimento del marito che sta per avere un figlio da un’altra donna.

L’unica soluzione per sfuggire al destino è lasciare Madrid accettando una borsa di studio di tre mesi all’Università di Santa Cecilia in California. L’incarico propostole consiste nell’archiviazione e catalogazione degli scritti di un noto letterato spagnolo trasferito negli Stati Uniti e scomparso da 30 anni, Andrés Fontana.

Ad aiutarla in questa affascinante avventura l’ex allievo di Fontana,Daniel Carter giunto a Santa Cecilia alla notizia che qualcuno stesse riprendendo in mano le carte dello scrittore. Iniziano cosi a ritrovare documenti inediti, studi dedicati al Camino Real, catena di missioni fondata in California dai frati francescani.

La ricerca diventa intrigante portando la donna ad una serie di interrogativi : perché nessuno fino a quel momento aveva rimesso insieme l’eredità del professore Fontana? Cosa si celava dietro il rapporto tra l’allievo e il suo maestro? Per trovare la verità Blanca dovrà scavare dentro se stessa, riscoprendosi pronta all’Amore e cambiando, altresì, la chiave del proprio destino.

Ambientato in una Spagna e California tra gli anni cinquanta ed oggi, “Un amore più forte di me” è una storia ricca di passione e solidarietà nella consapevolezza che “l’avventura più emozionante della propria vita è sempre quella che si sta per vivere”.Immagine